Epidemia colposa: quando si configura

La diffusione globale del coronavirus ha portato alla luce questioni relative alla configurabilità del grave reato di epidemia previsto nel codice penale.
In questi giorni non si fa altro che parlare di indagini avviate, di inchieste, di responsabilità penale. Ma è opportuno chiarire cosa si intende per epidemia e quando si configura il reato di epidemia colposa.

epidemia colposa

Cosa si intende per epidemia?

La comunità scientifica per epidemia intende qualsiasi malattia infettiva o contagiosa suscettibile, per la propagazione dei suoi germi patogeni, di una rapida ed imponente manifestazione in un medesimo contesto e in un dato territorio, colpendo un numero di persone tale da destare notevole allarme sociale, con correlativo pericolo per un numero indeterminato di individui.

L’epidemia in senso giuridico, invece, ha una nozione piuttosto ristretta.
Il codice penale si limita a descrivere l’epidemia come la diffusione di germi patogeni, senza specificare in che modo questa debba avvenire.

Il reato di epidemia colposa

Il delitto di epidemia è previsto e punito dall’art. 438 del codice penale e rientra nell’alveo dei delitti contro l’incolumità pubblica.
I delitti contro l’incolumità pubblica si caratterizzano per la diffusività del danno, tale da minacciare un numero indeterminato di persone non individuabili a priori.
Si tratta, il più delle volte, di reati che si configurano per la sola messa in pericolo del bene giuridico tutelato che, nella specie, è la salute.

E’ punito, ai sensi dell’art. 438 c.p., chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. Ebbene, l’art. 438 c.p. riguarda l’ipotesi in cui un soggetto, consapevole di essere portatore di suddetti germi, volontariamente diffonda l’epidemia. Tale fattispecie di reato era, infatti, punita – fino al 1944 – con la pena di morte, oggi con l’ergastolo.
L’integrazione del delitto richiederebbe che il soggetto, avendo il possesso dei germi patogeni, si renda responsabile della trasmissione di questi, infettando un numero indeterminato di persone.

L’art. 452 c.p. prevede poi che il delitto di epidemia possa essere integrato anche nella forma colposa.
Un delitto è colposo o contro l’intenzione quando l’evento, anche se previsto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza, imperizia o per inosservanza di leggi.
Per epidemia colposa si intende, quindi, la diffusione, per negligenza, imperizia, imprudenza o inosservanza di leggi, dei germi che l’agente conosce come patogeni, senza però la volontà di cagionare l’epidemia.

E’ evidente che un siffatto comportamento sia punito meno gravemente rispetto alla diffusione intenzionale (dolosa). L’epidemia colposa è, infatti, punita con la reclusione da 1 a 5 anni.
E’ stato chiarito, di recente, che ai fini della configurabilità del reato di epidemia può ammettersi che la diffusione dei germi patogeni avvenga anche per contatto diretto tra l’agente portatore di tali germi ed altri soggetti (Cass. sen. 48014/2019, clicca qui per leggere la sentenza).

Epidemia colposa e Covid-19

In un periodo in cui il virus si diffonde a macchia d’olio, la configurabilità del reato in questione diventa argomento cruciale nel dibattito politico e giuridico.

Il caso che interessa è quello di un soggetto che, consapevole di essere positivo al coronavirus, violi l’isolamento impostogli, pur non volendo contagiare i consociati.
In tal caso, infatti, sarebbe astrattamente ipotizzabile il reato di epidemia colposa.
Ed infatti, nelle Regioni d’Italia in cui il virus ha causato la morte di migliaia di persone, alle procure sono pervenute numerose denunce per epidemia colposa per casi di questo genere.

Preme chiarire che, affinché si integri il reato in questione, non basterà la mera violazione dell’obbligo di quarantena. Occorrerà provare la diffusione della malattia in una zona più o meno ampia e soprattutto che essa sia stata causata dal comportamento del soggetto che era consapevole della sua positività.
E’ chiaro che, data l’ormai smisurata diffusione del virus, sarà difficile provare che un determinato contagio sia addebitabile al soggetto che ha violato la quarantena.
Pertanto, spetterà ai giudici la valutazione circa l’integrazione, nei singoli casi concreti, del reato in questione.

 

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