L’hosting provider: il fantasma della responsabilità penale!

L’hosting provider è responsabile per un contenuto illecito pubblicato da un utente? Vivere nell’Era Digitale può sembrare un progresso. A volte, invece, è un regresso! Tra libertà e delitto, la rete informatica può diventare lo sfondo di scenari degradanti come nel caso della chat segreta di Telegram “Stupro tua sorella 2.0”. In altre circostanze, la rete può ingabbiare le vittime fino ad ucciderle. Ricordiamo sicuramente il suicidio di Tiziana Cantone.

©ilmattino.it

Chi è l’hosting provider?

Per rispondere alla domanda, è necessario sapere cosa sia un internet service provider. L’internet service provider è un soggetto che svolge un’attività imprenditoriale. In concreto, fornisce agli utenti l’accesso ad internet. Per approfondire il tema, è necessario dare ancora poche definizioni. Quando un internet provider è un “content provider” oppure un “ hosting provider”?

Il content provider è un operatore che consente l’accesso al web e produce direttamente contenuti da immettere in rete. Per intenderci, ci riferiamo ai Motori di ricerca oppure ai giornali e ai dizionari online. Diversamente, l’hosting provider si limita a fornire all’utente l’accesso al sito anche gratuitamente. Ad esempio, i social network tra cui Facebook, Instagram e le App di messaggistica come Telegram e Whatsapp sono assimilabili agli hosting provider.

L’hosting provider può essere attivo o passivo.

L’hosting provider è attivo quando svolge un’attività cioè arricchisce e completa i contenuti pubblicati dall’utente. La condotta attiva è ricavabile da “indici di interferenza”.
Di cosa parliamo? Parliamo di attività di selezione, di indicizzazione dei contenuti, organizzazione e promozione. Si tratta di una concreta gestione imprenditoriale del servizio come accade per gli amministratori di un blog cioè di un diario di rete.

Tutta questo non esiste per i social e le App di messaggistica che sono inquadrate come hosting provider passivi. Questo vuol dire che non viene svolta alcuna concreta attività da parte di chi fornisce l’accesso al servizio, oltre agli utenti.

Perchè è importante distinguere gli hosting providers?

La differenza tra hosting provider attivo e passivo è fondamentale per capire se esiste una responsabilità penale per la divulgazione di contenuti illeciti da parte degli utenti. In sostanza, gli hosting provider attivi si comportano come imprenditori. A questi si applicano le ordinarie regole di responsabilità civile o penale.

Il problema resta per gli hosting provider passivi. Per questa ragione, si parla di una responsabilità fantasma.

La normativa applicabile agli hosting providers.

Le norme che regolano i benefici della responsabilità degli hosting providers passivi sono la direttiva europea sul commercio elettronico 2000/31/CE (art. 14 Dir. CE) ed il decreto legislativo n. 70/2003.

In generale, questi operatori sono irresponsabili per i contenuti illeciti pubblicati dagli utenti in danno delle vittime.

L’ art. 16 d.lgs 70/2003 afferma che l’hosting provider passivo può essere chiamato a rispondere del danno subito dalla vittima, se non rimuove tempestivamente i contenuti illeciti dal proprio servizio, continuando in questo modo a fornirli.

In via eccezionale, un gestore di un social o di un App è responsabile quando:

  1. viene a conoscenza dell’attività illecita commessa dal destinatario del servizio perchè ha ricevuto una segnalazione dalla vittima o da terze persone;
  2. quando si accerta che il contenuto pubblicato costituisce un illecito.

Sul secondo punto, il Tribunale di Napoli Nord, per il caso di Tiziana Cantone ha dichiarato: l’obbligo di rimuovere i contenuti illeciti non deve sussistere, solo quando vi sia un ordine delle autorità competenti. L’obbligo per il gestore scatta anche in seguito alle informazioni acquisite da chiunque semplicemente attraverso la segnalazione informatica dei contenuti illeciti (clicca qui per scaricare il provvedimento).

© tpi.it

 Le conseguenze dell’omesso intervento.

E’ facile comprendere che se il gestore non interviene, allora, agisce in modo colpevole. In pratica, l’operatore potrebbe anche semplicemente impedire l’accesso al sito, quando viene pubblicato un contentuto hard, ad esempio. Se tutto questo non viene fatto, ciò comporta la prosecuzione della violazione dei diritti commessa con l’atto illecito dell’utente.

Il paradosso della responsabilità dell’hosting provider

Pensiamo ai casi di cronaca di “Revenge Porn“. Un utente pubblica un video che ha ad oggetto materiale pornografico senza il consenso della vittima. Nel momento in cui pubblica il contenuto, la diffusione può diventare virale.

Non esiste un obbligo preventivo del gestore del servizio che impedisca la pubblicazione e la successiva divulgazione del video. Non esiste una responsabilità penale del gestore per non essersi attivato nello stesso momento in cui l’utente ha agito illecitamente.

Attenzione! Potrebbe però esistere, successivamente, una responsabilità penale del gestore. Questo potrebbe accadere, quando la vittima o altri utenti segnalano il contenuto ed il gestore, pur avendone conoscenza, non lo elimina.

Il paradosso però è proprio qui!

Nella prassi, il gestore potrebbe diventare responsabile, soltanto dopo che è già stato immesso in rete il contenuto. Dopo che la vittima già è stata esposta ad un pubblico indeterminato di utenti. Dopo, quando ormai potrebbe essere tardi per quelle vittime che psicologicamente non reggono il colpo. Un dopo che può costare la vita.

Prospettiva futura.

In conclusione, ricordiamo che la responsabilità penale è personale (art. 27 Cost.), quindi la responsabilità del gestore non può configurarsi come una responsabilità per fatto altrui. Si violerebbe un principio costituzionale. Dunque, oltre alla responsabilità penale del gestore, troppo tardiva, rispetto alla pubblicazione, si potrebbero rafforzare gli obblighi di controllo informatico dei contenuti illeciti. In questo modo, si potrebbe prevenirne la diffusione e sperare di non arrivare troppo tardi in soccorso delle vittime!

 

Fonti:

  • Artt. 14 e ss. Dir. CE 2000/31
  • Artt. 16 e ss. D.lgs 70/2003
  • Cass. n. 7708 del 2019: distinzione tra hosting providers attivi e passivi
  • Cass n. 12546/2019: responsabilità penale dell’amministratore di un blog.

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