Mes – Eurobond: cosa sono e quali sono le differenze

Mes si, Eurobond no. Mes no, Eurobond si. Fermiamoci un attimo: ma abbiamo davvero capito di cosa si tratta? Cerchiamo di lasciare per un po’ da parte gli scontri politici e torniamo a concentrarci sui contenuti.

MES
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MES: Meccanismo Europeo di Stabilità

Il Mes, detto anche Fondo Salva-Stati, è un’organizzazione interregionale istituita tra i Paesi dell’Eurozona. Il meccanismo è attivo dal luglio del 2012 e, attraverso la modifica dell’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), sostituisce due precedenti programmi di finanziamento temporanei.

Lo scopo resta lo stesso: fornire assistenza finanziaria ai Paesi in gravissima crisi economica. Il ricorso al Mes, infatti, si giustifica solo se i deficit sono così massicci da potersi ripercuotere sull’Europa intera e sulla tenuta dell’Euro come valuta.
Per poter concedere i prestiti agli Stati, il Mes acquista titoli e impone, in cambio, il rispetto di condizioni molto rigide. A volerne elencare alcune:

  • programma di correzioni macroeconomiche (es. tagli alla spesa pubblica)
  • sanzioni in caso di mancato pagamento alle scadenze prefissate
  • privazione del diritto di voto per l’intera durata dell’inadempienza
  • sorveglianza o monitoraggio rafforzato circa l’osservanza del piano di rientro

L’accesso ai fondi del Mes è facoltativo. Lo Stato in difficoltà sceglie di fare richiesta e, a quel punto, sottoscrive una lettera di intenti (il cd. protocollo d’intesa) negoziata con la Commissione Europea. Fino ad oggi, tali programmi di sostegno finanziario sono stati adottati per Spagna, Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo.

EUROBOND: Obbligazioni Europee

Gli eurobond sono dei titoli di debito, le cui risorse vengono destinate ai Paesi maggiormente in difficoltà ma i cui rischi vengono condivisi tra tutti i Paesi dell’UE. Perciò, quando uno Stato chiede in prestito della liquidità, il relativo debito viene suddiviso anche tra tutti gli altri Stati membri. I titoli dovrebbero essere emessi da un apposito e nuovo ente europeo che, al momento, ancora non esiste.
Questi strumenti incontrano molte resistenze e, per superare le divergenze politiche, si è cercato di introdurli ricorrendo a forme più o meno simili. Gli insuccessi sono stati molteplici. Inoltre, i tempi di messa in atto potrebbero essere molto lunghi essendo necessaria una revisione del Trattato di Lisbona. L’art. 125 di quest’ultimo prevede, infatti, la cd. clausola di non salvataggio che preclude esplicitamente, sia ai singoli Stati che all’Unione nel suo complesso, di addossarsi ogni responsabilità per gli impegni assunti dagli Stati membri.

mes eurobond
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Cosa ha deciso l’Eurogruppo per la questione Mes Eurobond?

Innanzitutto, bisogna chiarire che l’Eurogruppo riunisce i Ministri delle Economie e delle Finanze dei vari Stati membri e si occupa di coordinare le decisioni in materia di politiche economiche.
Lasciando da parte le rivalità e le motivazioni politiche, i fatti sono questi: non c’è accordo sulla mutualizzazione del debito, e quindi sugli eurobond, ma si sono modificati alcuni parametri di accesso al Mes e c’è un’apertura verso un possibile fondo per la ripresa (cd. recovery fund).

Per quanto riguarda il Mes, le novità sono le seguenti:

  • gli Stati possono richiedere una somma non superiore al 2% del PIL nazionale, aggiornato a fine 2019;
  • la liquidità ricevuta si può utilizzare solo per coprire le spese sanitarie, dirette o indirette, scaturite dalla crisi coronavirus;
  • non ci sono richieste di austerità o aggiustamento del deficit;
  • gli Stati si impegnano a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’UE.

Le misure esposte fanno parte di un pacchetto di proposte, dal valore di 500 miliardi di euro, che dovrà essere valutato dal Consiglio Europeo.

Perché lo scontro Mes Eurobond è così forte? Che cosa si teme?

Il dibattito circa la scelta tra questi due strumenti finanziari è molto vivo perché il Mes è già esistente e funzionante, mentre gli Eurobond sono l’innovazione auspicata. C’è da dire che per quanto siano potenzialmente utili nel fornire liquidità, entrambi presentano dei contro che le varie forze politiche non sono disposte ad accettare.

Con il Mes si teme un ritorno all’austerità, cioè a quell’insieme di misure economiche che, per riportare in ordine i conti pubblici, comportano numerosi tagli e un aumento della pressione fiscale. Si vede con sfavore anche il sottoporre le finanze nazionali ad un monitoraggio periodico e costante da parte delle istituzioni europee.

Con gli Eurobond, invece, si teme la mutualizzazione del debito. I Paesi membri dell’UE versano in condizioni economiche molto diverse tra loro, non esiste una politica comune e non c’è uniformità di rendimenti. La paura è che, ricorrendo a questi nuovi titoli, ci si finisca per accollare anche quelle parti di debito dovute ad anni di errori di gestione dei singoli governi nazionali.

Il sì dell’Europarlamento

Il Parlamento Europeo esprime, a maggioranza, un parere favorevole verso i coronabond. Con una risoluzione non vincolante invita il Consiglio Europeo a proporre un programma di rilancio, i cui investimenti siano finanziati da un accresciuto bilancio europeo. I titoli obbligazionari da utilizzare a tal fine (cd. recovery bonds) dovrebbero essere garantiti dallo stesso bilancio comunitario. Ogni Paese resta responsabile del proprio debito pubblico, ma si apre la strada ad una possibile mutualizzazione del debito futuro, quindi di quello che si origina proprio con questa nuova emissione di titoli.

In conclusione, così come l’Eurogruppo ha cercato di mitigare le posizioni contrastanti sul Mes, apportando delle modifiche alle sue condizioni, allo stesso modo l’Europarlamento ha agito sugli euro/coronabond.

Non resta che attendere il 23 aprile. I leader dell’UE, in videoconferenza, riuniti in sede di Consiglio Europeo, dovranno decidere definitivamente in che modo l’Unione risponderà alla pandemia.

 

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