Esame di stato: cosa cambia per medici ed avvocati

Per affrontare l’emergenza coronavirus, la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia diventa titolo abilitante, non si sosterrà più l’esame di stato. Cosa succede, invece, per gli aspiranti avvocati? Scopriamolo insieme!

esame avvocato 2020
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Abolito l’esame di stato per i giovani medici

L’emergenza sanitaria richiede l’intervento del maggior numero di sanitari possibile, per questo il d.l. n. 18 del 17 marzo 2020 abolisce l’esame di stato per i nuovi medici. Oltre a fronteggiare la crisi, l’idea di fondo è quella di superare il precedente e farraginoso sistema. Cosa prevedeva?

Dopo il conseguimento della laurea magistrale e lo svolgimento del tirocinio (tre mesi anche non consecutivi), gli aspiranti medici dovevano sostenere una prova a quiz. Tra l’una e l’altra fase potevano trascorrere diversi mesi. D’ora in poi non sarà più così, perché la nuova disciplina resta in vigore anche dopo la fine del periodo di emergenza.

In particolare, si ritengono abilitati alla professione i laureati in Medicina e Chirurgia in possesso del giudizio di idoneità del tirocinio pratico valutativo. Quest’ultimo, se non compreso nel corso di studi, può svolgersi anche successivamente. In questo modo, si rende più veloce l’ingresso nel mondo del lavoro di tanti giovani professionisti.

Cosa succede per i praticanti avvocati?

Considerando la proroga della sospensione delle attività processuali all’11 maggio 2020, con il d.l. n. 22 dell’8 aprile 2020 art. 6 si garantisce ai praticanti di considerare come svolto il semestre di tirocinio che ricade nel periodo di sospensione. I praticanti sono infatti impossibilitati a partecipare alle udienze e ciò significa non essere in grado di raggiungere il numero minino di 20 presenze in aula per semestre.

Inoltre, per chi consegue la laurea in giurisprudenza entro il 15 giugno 2020, la durata del periodo di pratica forense si riduce da 18 a 16 mesi. Perché questa modifica? A causa del covid-19 le sessioni di laurea primaverili sono state sospese e/o rinviate. Di conseguenza, molti laureandi non hanno avuto la possibilità di concludere il proprio percorso di studi e iniziare a collaborare presso uno studio legale. Con la riduzione, i nuovi praticanti saranno in grado di terminare il periodo di pratica in tempo utile per sostenere l’esame di stato nel 2021.

Il cd. Decreto scuola si limita poi a chiarire che potranno essere individuate delle modalità di svolgimento diverse da quelle ordinarie, comprese modalità a distanza, per le attività pratiche o di tirocinio previste per l’abilitazione all’esercizio delle professioni. Tutto dipenderà dalla durata dello stato di emergenza.

Come si arriva all’esame di stato e in cosa consiste?

Per i praticanti avvocati, il percorso è particolarmente lungo e tortuoso. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Giurisprudenza, bisogna svolgere un periodo di pratica forense della durata di 18 mesi. Al termine dello stesso, si attende l’unica sessione annuale prevista per sostenere la prima parte dell’esame di stato, fissata nel mese di dicembre.

Infatti, in questa sessione i candidati svolgono soltanto le tre prove scritte (parere diritto civile, penale e redazione di un atto). Per gli esiti, devono poi aspettare i mesi di giugno-luglio dell’anno successivo. Dopodiché, si attende la convocazione per la prova orale in base ad un calendario redatto dalla commissione distrettuale di riferimento. In genere, la sessione ha inizio tra fine agosto e settembre ma, di fatto, la conclusione delle convocazioni di tutti i candidati ammessi si protrae fino alla primavera dell’anno ancora successivo.

Facendo un paio di conti: 18 mesi di pratica e almeno altri 8/10 per terminare le prove, arriviamo a circa due anni e mezzo/tre per ottenere il tanto ambito titolo di “avvocato”. Assurdo, no?

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Qual è la situazione attuale?

A causa dell’emergenza coronavirus, i commissari d’esame hanno sospeso le prove orali per i candidati della sessione 2018 e la correzione degli elaborati scritti per i candidati della sessione 2019. Nulla è poi stabilito circa le modalità di svolgimento dell’esame di stato per la sessione 2020, lasciando centinaia di giovani aspiranti avvocati nell’incertezza più assoluta.

L’avvocato Antonella Trentini, Presidente dell’Unione Nazione Avvocati Enti Pubblici (Unaep), ha chiesto di estendere le misure previste dal decreto Cura Italia per l’esame di abilitazione professionale degli aspiranti medici “anche agli altri giovani laureati con laurea magistrale ed idoneità sui risultati relativi alle competenze dimostrate nel corso del tirocinio, che in virtù del factum principis del blocco di tutte le attività di correzione collegiale di esami già svolti, o del loro espletamento, si vedono privati della possibilità di ingresso nel mondo del lavoro”. Le misure previste per gli aspiranti medici, infatti, spiega l’avv. Trentini, sono meritorie e degne di nota ma, affinché si possano garantire i diritti di tutti equamente, è necessario intervenire in questo senso anche per le altre categorie di giovani professionisti che in questo momento brancolano nel buio.

L’Associazione Nazionale Praticanti Avvocati (Anpa), in una lettera inviata alle istituzioni di riferimento, si associa alle richieste dell’Unaep e chiede una rivisitazione delle modalità di svolgimento d’esame per la sessione del 2020. Questo perché la situazione attuale vede un accavallamento dei:

  • candidati sessione 2018, che attendono di sostenere la prova orale;
  • candidati della sessione 2019, che attendono l’esito delle prove scritte;
  • nuovi candidati della sessione 2020.

Ultime considerazioni

La pratica forense, tecnicamente, non dà vita ad un rapporto di lavoro e spesso si traduce in una prestazione, di fatto lavorativa, a titolo gratuito. Si tratta di un percorso che richiede un continuo e forte dispendio di risorse, anche per i corsi di preparazione molto costosi, da parte dei giovani aspiranti avvocati e delle loro famiglie.
Definire le modalità d’esame è fondamentale anche per quest’ultimo punto: senza sapere come saranno strutturate le prove, su quali materie verteranno, non c’è modo di prepararsi adeguatamente.
Ci auguriamo, pertanto, che nelle prossime settimane le proposte avanzate vengano prese in considerazione.
Ci auguriamo che si arrivi ad elaborare una soluzione equa, ragionevole ed efficace.
Una soluzione che possa andare incontro ai numerosi giovani professionisti per cui essere lasciati nell’incertezza circa il futuro professionale è, di certo, logorante economicamente e psicologicamente.

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1 Comment

  • Quella legale è una professione che vive nascondendosi dietro un paravento. È palese quale sia il ruolo dei praticanti avvocato: tuttofare a costo zero dati in pasto ad una categoria che sta perdendo ogni dignitá. Personalmente maneggiavo questioni di diritto societario dai valori miliardari ed entravo nelle case dei clienti il fine settimana, per consegnargli le pizze, costretto dalle necessitá economiche. Paradossale e pericoloso che una professione debba continuare a procrastinare riforme necessarie. I praticanti dovrebbero poter contare su un minimo rimborso spese ed è ora di finirla con il proliferare di laureati che non saranno mai assorbiti dal sistema. Hanno anticipato di 6 mesi la pratica durante l universitá ma quale studente ha tempo di frequentare uno studio legale in tesi e quale avvocato prenderebbe mai un praticante in quella condizione? Patetico poi falcidiare all’esame di stato per abbattere dei numeri palesemente insostenibili. Però si sa, al giurista piace la forma e ama ripetersi che la stessa coincide con la sostanza. Avanti così quindi, oltre il disastro, ben vestiti e prezzolati.

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